Il lento dondolio della testa accompagnato da un impercettibile movimento del corpo, mani dure, rugose, segnate dalla fatica che improvvisamente si protendono in avanti come nel vano tentativo di raggiungere qualcuno, un canto struggente che ritma la gestualità in un crescendo emozionante.

Le voci si inseguono e riecheggiano tra gli affreschi del Domenichino e 52 busti d’argento, siamo nella Real Cappella del Tesoro, all’interno del Duomo di Napoli, ma se per un attimo provassimo ad astrarci dal luogo in cui ci troviamo e lasciassimo correre la fantasia potremmo immaginare, ascoltando questa nenia, di trovarci sulle antiche “rampe del Petraio” che dalla collina del Vomero portano sino a Chiaia, al mare di Napoli.

Potremmo pensare di sentire il rumore della biancheria profumata sbattuta dal vento e messa lì, ad asciugare al sole, mentre le lavandaie intonano le villanelle. Oppure potremmo immaginare di essere in uno dei quartieri più popolari di Napoli, la Sanità, quando tutto lo spazio antistante il palazzo dello “spagnuolo”, disegnata nel ‘700 dall’architetto Luigi San Felice diventa, soprattutto la vigilia di Natale, uno dei mercati più colorati e ricchi della città partenopea, ispirando i grandi artigiani del presepe napoletano del ‘600 e del ‘700.

In queste voci che ascoltiamo all’interno della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro, una delle più straordinarie testimonianze del barocco, sono racchiusi millenni della grande civiltà napoletana.

Sono i cori delle “parenti” di San Gennaro ed attendono il Miracolo del patrono di Napoli: lo scioglimento del sangue.

A maggio ed a settembre, nei giorni del miracolo, siedono in chiesa in prima fila, possono parlare al busto di San Gennaro, gli rivolgono esortazioni a non tardare nel fare il miracolo, frasi tenere che Matilde Serao definì “vezzeggiativi scJesce e….facci grazia.

Il museo è APERTO fino alle 14:00. Ultimo ingresso alle 13:30

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Anche quest’anno la pandemia ci sta tenendo distanti, ma l’arte non si arrende: il Museo del Tesoro di San Gennaro spalancherà le sue porte virtuali in occasione della Pasquetta 2021.

L’appuntamento è alle ore 11.00 di lunedì 5 Aprile 2021 in diretta Facebook sulla pagina ufficiale del Museo del Tesoro di San Gennaro.
A guidarvi ci sarà una guida d’eccezione: @paolojorio , fondatore e direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro.

Sarà un’occasione emozionante per scoprire non solo i tesori e le meraviglie presenti nel Museo, donati dai potenti di ogni epoca e devoti a San Gennaro, ma anche curiosità e aneddoti inediti.

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Auguriamo a tutti una Buona Pasqua con l’opera dell’argentiere Filippo Del Giudice: il Cristo Risorto (1767).

La statua in argento è realizzata con la tecnica della fusione e il Cristo Risorto ricoperto da un panneggio finemente lavorato a cesello che ricade morbido sul braccio destro alzato benedicente e lascia scoperto il corpo dalla magnifica posa plastica.
La statuetta, che in origine probabilmente era dotata di una base, presenta il Cristo posto su una nuvola decorata da testine di putti alati, recante nella mano sinistra una bandiera.

La sua originaria destinazione era la decorazione dell’altare maggiore della Cappella del Tesoro, durante le festività pasquali.

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Celebriamo questo #venerdìsanto con la Croce d’Altare (1707), esposta nel #museodeltesorodisangennaro .
L’opera è considerata una delle dieci meraviglie del Tesoro di San Gennaro per la sua ricchezza intrinseca, per la sua sobrietà e per la bellezza plastica del Cristo.
È uno dei rarissimi esempi esistenti di argenteria napoletana settecentesca decorata in corallo.
Si hanno poche notizie sulla lavorazione del corallo in età barocca, ma sembra essere molto diffuso l’accostamento del corallo all’argento e al rame dorato.
Al tempo questo tipo di lavorazione incontrava largamente il gusto della committenza laica e di quella ecclesiastica.
La croce è stata sicuramente realizzata a Napoli, grazie alla presenza dei marchi impressi che indicano la data e il console dell’epoca, Nicola Avitabile.
Non abbiamo notizie sull’argentiere, ma la Committenza è certa. Al centro della base vi è lo stemma della famiglia Spera, che dona la croce a San Gennaro per devozione.

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