Ridateci la Gioconda è un tormentone che lascia il tempo che trova ma si fonda su una verità: la famiglia Bonaparte amava l’arte e amava prenderla per sé, ovunque la trovasse.

Eppure, davanti a Napoli e a San Gennaro, persino i Bonaparte fecero un passo indietro perché, si sa, con i napoletani e il loro patrono non si scherza.

Napoleone in persona consigliò al cognato Gioacchino Murat, appena nominato re di Napoli, di mostrarsi rispettoso verso la devozione della città. Decise perciò di donare, nel 1808, uno dei pezzi più preziosi del Tesoro di San Gennaro:

Ostensorio di Gioacchino Murat

l’ostensorio in argento dorato in cui due angeli sostengono la raggiera decorata da una teoria di cherubini e nuvole, su cui sono incastonati rubini a formare grappoli d’uva.

E non fu il solo gesto di devozione di Murat che, tra i decreti del suo regno, stabilì che la cappella del Tesoro all’interno del Duomo fosse di competenza assoluta della Deputazione. Istituzione che, ancora oggi, ne garantisce la preservazione e la fruizione al pubblico.

Alla caduta di Murat, salì sul trono Ferdinando IV e ordinò che la Deputazione vendesse l’ostensorio. Ma la direttiva non fu mai eseguita perché, si sa, con i Napoletani e San Gennaro non si scherza.

di Marianna Crasto

Il museo è APERTO fino alle 14:00. Ultimo ingresso alle 13:30

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Anche quest’anno la pandemia ci sta tenendo distanti, ma l’arte non si arrende: il Museo del Tesoro di San Gennaro spalancherà le sue porte virtuali in occasione della Pasquetta 2021.

L’appuntamento è alle ore 11.00 di lunedì 5 Aprile 2021 in diretta Facebook sulla pagina ufficiale del Museo del Tesoro di San Gennaro.
A guidarvi ci sarà una guida d’eccezione: @paolojorio , fondatore e direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro.

Sarà un’occasione emozionante per scoprire non solo i tesori e le meraviglie presenti nel Museo, donati dai potenti di ogni epoca e devoti a San Gennaro, ma anche curiosità e aneddoti inediti.

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Auguriamo a tutti una Buona Pasqua con l’opera dell’argentiere Filippo Del Giudice: il Cristo Risorto (1767).

La statua in argento è realizzata con la tecnica della fusione e il Cristo Risorto ricoperto da un panneggio finemente lavorato a cesello che ricade morbido sul braccio destro alzato benedicente e lascia scoperto il corpo dalla magnifica posa plastica.
La statuetta, che in origine probabilmente era dotata di una base, presenta il Cristo posto su una nuvola decorata da testine di putti alati, recante nella mano sinistra una bandiera.

La sua originaria destinazione era la decorazione dell’altare maggiore della Cappella del Tesoro, durante le festività pasquali.

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Celebriamo questo #venerdìsanto con la Croce d’Altare (1707), esposta nel #museodeltesorodisangennaro .
L’opera è considerata una delle dieci meraviglie del Tesoro di San Gennaro per la sua ricchezza intrinseca, per la sua sobrietà e per la bellezza plastica del Cristo.
È uno dei rarissimi esempi esistenti di argenteria napoletana settecentesca decorata in corallo.
Si hanno poche notizie sulla lavorazione del corallo in età barocca, ma sembra essere molto diffuso l’accostamento del corallo all’argento e al rame dorato.
Al tempo questo tipo di lavorazione incontrava largamente il gusto della committenza laica e di quella ecclesiastica.
La croce è stata sicuramente realizzata a Napoli, grazie alla presenza dei marchi impressi che indicano la data e il console dell’epoca, Nicola Avitabile.
Non abbiamo notizie sull’argentiere, ma la Committenza è certa. Al centro della base vi è lo stemma della famiglia Spera, che dona la croce a San Gennaro per devozione.

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