A seguito delle maldicenze che, dal giorno del loro matrimonio, continuavano a minare la stabilità familiare il principe Umberto II di Savoia e la principessa del Belgio Maria Josè, sua consorte, consigliati anche dal re Vittorio Emanuele, decisero di lasciare la corte piemontese e di trasferirsi a Napoli e di stabilirsi a Palazzo Reale.

L’arrivo dei giovani principi, avvenuto il 4 novembre 1931, fu suggellato da un simbolico saluto alla Città dal Duomo. Il giorno successivo, nuovamente accolti dalla popolazione in festa, Umberto II e Maria Josè si recarono in visita alla Cappella del Tesoro di San Gennaro.

Pisside donata da Umberto II di Savoia

In tale occasione donarono la pisside in oro, corallo e malachite, commissionata appositamente alla famiglia Ascione di Torre del Greco, detentori del Brevetto di Casa Reale e fornitori di Casa Savoia, testimonianza eccellente della lavorazione del corallo nella cittadina campana, capitale indiscussa del corallo, e della grande abilità degli artigiani di scuola napoletana.

La pisside è un bellissimo esempio non solo di lavorazione orafa; in essa, gli elementi formali e cromatici sono in perfetta armonia.

Il museo è APERTO fino alle 14:00. Ultimo ingresso alle 13:30

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Anche quest’anno la pandemia ci sta tenendo distanti, ma l’arte non si arrende: il Museo del Tesoro di San Gennaro spalancherà le sue porte virtuali in occasione della Pasquetta 2021.

L’appuntamento è alle ore 11.00 di lunedì 5 Aprile 2021 in diretta Facebook sulla pagina ufficiale del Museo del Tesoro di San Gennaro.
A guidarvi ci sarà una guida d’eccezione: @paolojorio , fondatore e direttore del Museo del Tesoro di San Gennaro.

Sarà un’occasione emozionante per scoprire non solo i tesori e le meraviglie presenti nel Museo, donati dai potenti di ogni epoca e devoti a San Gennaro, ma anche curiosità e aneddoti inediti.

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Auguriamo a tutti una Buona Pasqua con l’opera dell’argentiere Filippo Del Giudice: il Cristo Risorto (1767).

La statua in argento è realizzata con la tecnica della fusione e il Cristo Risorto ricoperto da un panneggio finemente lavorato a cesello che ricade morbido sul braccio destro alzato benedicente e lascia scoperto il corpo dalla magnifica posa plastica.
La statuetta, che in origine probabilmente era dotata di una base, presenta il Cristo posto su una nuvola decorata da testine di putti alati, recante nella mano sinistra una bandiera.

La sua originaria destinazione era la decorazione dell’altare maggiore della Cappella del Tesoro, durante le festività pasquali.

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Celebriamo questo #venerdìsanto con la Croce d’Altare (1707), esposta nel #museodeltesorodisangennaro .
L’opera è considerata una delle dieci meraviglie del Tesoro di San Gennaro per la sua ricchezza intrinseca, per la sua sobrietà e per la bellezza plastica del Cristo.
È uno dei rarissimi esempi esistenti di argenteria napoletana settecentesca decorata in corallo.
Si hanno poche notizie sulla lavorazione del corallo in età barocca, ma sembra essere molto diffuso l’accostamento del corallo all’argento e al rame dorato.
Al tempo questo tipo di lavorazione incontrava largamente il gusto della committenza laica e di quella ecclesiastica.
La croce è stata sicuramente realizzata a Napoli, grazie alla presenza dei marchi impressi che indicano la data e il console dell’epoca, Nicola Avitabile.
Non abbiamo notizie sull’argentiere, ma la Committenza è certa. Al centro della base vi è lo stemma della famiglia Spera, che dona la croce a San Gennaro per devozione.

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